Take me to Rome and fuck me at the Colosseum – Giulio Alvigini – The Sanctuary Roma
PH: Liligutt Studio
Mentre Arte in Nuvola chiudeva le porte…noi le aprivamo
Giovedì 20 novembre 2025 (sì, proprio durante Roma Arte in Nuvola) al The Sanctuary Roma abbiamo fatto ciò che Roma fa meglio: mescolare sacro e profano con quell’eleganza da taverna imperiale che solo la capitale riesce a sostenere senza batter ciglio.
E questa volta l’abbiamo fatto con Giulio Alvigini — sì, proprio quello di Make Italian Art Great Again.
La sua pratica? Un ibrido raffinato tra meme culture e chirurgia concettuale, con la delicatezza di una testata.
Un’“opera-carriera” che non rappresenta il sistema dell’arte: lo smonta, lo ribalta e poi ci ride sopra. Con affetto, si intende. O quasi.
PH: Liligutt Studio
Al centro della serata, una piscina…
L’installazione, curata da Davide Sarchioni, galleggia sulla piscina.
“Take me to Rome and fuck me at the Colosseum si propone come mantra, statement e provocazione: incisiva, ironica, volutamente ambigua la frase trasforma il linguaggio verbale in oggetto e in immagine. Riprodotta come scritta su un pvc trasparente che sfiora la superficie dell’acqua della scenografica piscina centrale al The Sanctuary, l’opera invita il pubblico a interagire, a scattare foto e selfie, trasformando il gesto artistico in esperienza collettiva. Non a caso, “party” contiene in sé la parola “art”: il divertimento diventa dispositivo estetico e il contesto conviviale si trasforma nello spazio di attivazione dell’opera.
Mentre si rilassa, balla o fa networking, il pubblico diventa parte inconsapevole dell’intervento, coautore, attivatore e parte dell’opera stessa, che prende vita attraverso la partecipazione e si estende ben oltre il momento della serata. Le immagini condivise sui social – le storie, i post, le tag – prolungano l’esperienza, generando una diffusione virale che costituisce un ulteriore aspetto del progetto.”
Davide Sarchioni
PH: Liligutt Studio
L’opera
Take me to Rome and fuck me at the Colosseum non è solo una frase: è un pugno in faccia estetico, una dichiarazione d’amore tossico alla città eterna, un meme diventato opera che si prende la libertà di dire ciò che vuole, ben prima del secondo drink. Sospesa sull’acqua, la scritta galleggiante di Giulio Alvigini diventa un miraggio luminoso: trasparente, sfacciato ed elegantemente volgare.
PH: Liligutt Studio
L’intervento
Il nuovo intervento site-specific, presentato al The Art Society con la curatela di Davide Sarchioni, ha preso vita nel luogo più inatteso e più logico allo stesso tempo: la piscina della serra del Sanctuary.
Sospesa sull’acqua, la scritta “Take me to Rome and fuck me at the Colosseum” è diventata un altare trasparente, un meme incarnato, un mantra per chi vive Roma ogni giorno oscillando tra grande bellezza e grande esaurimento.
Una frase che ha il suono di una confessione, la leggerezza di una provocazione e la precisione di una stilettata ben data. Volgare? Forse. Necessaria? Anche di più.
PH: Liligutt Studio
Il pubblico
Un’amalgama perfettamente imperfetta: artisti, collezionisti, curatori, addetti ai lavori, disillusi e illusi.
Tra un calice di prosecco e un roll di sushi, si sono messi tutti a fare quello che l’arte — quella buona — obbliga sempre a fare: guardarsi allo specchio e ammettere che in fondo siamo parte del problema, parte della soluzione e soprattutto parte dell’aneddoto della serata.
PH: Liligutt Studio
Il contesto
Mentre la preview della Nuvola chiudeva le porte, noi le aprivamo.
Per decomprimere.
Per respirare.
Per ricordarci che il sistema dell’arte è anche questo: un luogo in cui pensare e ridere non sono attività incompatibili.
The Art Society torna così a Roma con un gesto affilato, ironico e felicemente dissacrante che intreccia arte, socialità e quel pizzico di sfrontatezza che non guasta mai.
Un evento di The Art Society
A cura di Davide Sarchioni
Partner del progetto: PLUS, Terra Media
PH: Liligut Studio
I PROTAGONISTI
GIULIO ALVIGINI
Nato a Tortona nel 1995, il suo lavoro è incentrato sul concetto di “opera-carriera”, un tentativo di incorniciare metalinguisticamente la stessa carriera come opera d’arte, in una prospettiva tautologica atta ad analizzare le isterie e le contraddizioni del sistema dell’arte. Nel 2020 ha pubblicato per la casa editrice Postmedia Books il suo “Manuale per giovani artisti (italiani semplici)”. Ha esposto in gallerie, spazi istituzionali e tenuto conferenze in diverse realtà museali e culturali italiane e internazionali tra cui: la seconda edizione della Biennale del Kosovo nel 2019; Palazzo Strozzi a Firenze; il MAMbo e Fondazione Cirulli a Bologna; Università IULM, Accademia di Belle Arti di Brera, spazio OPOS e BienNoLo a Milano; Accademia Albertina di Belle Arti e IAAD di Torino; Accademia di Belle Arti a Novara; Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova; Libreria di Palazzo Esposizioni a Roma; BBS-pro a Prato; TEDx a Belluno.
DAVIDE SARCHIONI
Nato ad Orvieto nel 1979 è curatore e storico dell’arte contemporanea. Dal 2008 svolge attività indipendente come curatore di mostre e consulente di progetti d’arte per enti pubblici, fondazioni, imprese, musei e gallerie in Italia e all’estero, collaborando nel corso degli anni con svariati artisti italiani e internazionali (established, mid-career, emerging). È specializzato nell’ideazione e direzione artistica di progetti travsersali basati sulla sinergia tra artisti e imprese per innescare modelli virtuosi di produzione culturale. È direttore artistico di Var Digital Art (VDA) per l’azienda Var Group, progetto dedicato alle sperimentazioni tra arte, tecnologia digitale e impresa. È curatore dei progetti d’arte della Luca e Katia Tomassini e dello studio BBS-pro (Prato-Milano-Firenze) con cui esplora l’arte nei luoghi di lavoro attraverso mostre e talk. Dal 2010 è direttore artistico dell’Associazione Il Frantoio di Capalbio e dal 2023 dell’itinerario d’arte pubblica Trevinano Ri-wind, progetto dedicato alla rinascita culturale del borgo omonimo ubicato tra Lazio, Umbria e Toscana, attrvaerso l’arte contemporanea. Dal 2010 al 2015 è stato curatore dei progetti speciali del Museum am Dom (MAD) di Würzburg – dove ha lavorato con artisti come Jannis Kounellis, Enzo Cucchi, Markus Lüpertz, Mimmo Paladino, Marco Tirelli, Rainer Fetting e molti altri – ed è stato consulente per la realizzazione di opere d’arte pubblica per la città e il Duomo di Würzburg. Ha tenuto conferenze in diverse istituzioni italiane e internazionali. Ha pubblicato saggi, cataloghi e monografie per numerose case editrici, tra le quali SKIRA, Gangemi, Gli Ori, Bandecchi & Vivaldi, Broecking Art Edition, Iemme Edizioni, Silvana Editoriale.
