Lorenzo Bacci

Intro:

Ci sono inviti che aprono possibilità e altri che ti mettono davanti a una domanda. Quello di Marta Orsola Sironi, per partecipare a MEGA 2026 durante l’Art Week milanese, è stato entrambe le cose. 

Non volevamo solo occupare uno spazio, né aggiungere un’installazione: sentivamo il bisogno di portare qualcosa che ci appartenesse davvero. Così siamo tornati alla parola, parte del nostro heritage: Glances over…, progetto editoriale che racconta città e arte da una prospettiva laterale. 

Nasce Glances over Milan: non una guida esaustiva, ma una feritoia sul mondo dell’arte indipendente. Abbiamo chiesto a Vittoria Caprotti
e Anna Vittoria Magagna di selezionare sei luoghi da raccontare, e Lorenzo Bacci ha catturato con le sue foto i volti e gli spazi scelti.
 
Questa fanzine non vuole spiegare Milano, ma è un invito a entrarvi, vivere e sostenere realtà che rendono l’arte contemporanea indipendente così necessaria.
 
Andrea Vittoria Giovannini
Founder The Art Society

1. Blu

Via Giuseppe Luosi, 30

Lo spazio è dominato da un grosso blob serpentiforme di un blu vivacissimo: realizzato per una sua mostra personale del 2024, Bianca
Millan lo trascina in giro, lo ripiega, ci si siede sopra sorridendo. Dopo un lungo periodo trascorso all’estero, Bianca è tornata a Milano e nel
marzo del 2025 ha aperto BLU: “Quando si pensa a Milano di solito viene in mente il grigio, perciò, mi serviva un colore che desse una possibilità diversa”.

Lorenzo Bacci

Come le conformazioni del divano-blob, come le cromie ricercate dall’artista ritornando in città, diverse sono le anime e le attività di questo luogo, che la sua fondatrice definisce “uno spazio offerto a una rete internazionale come piattaforma e habitat”. È in primis l’habitat di Bianca Millan che lo usa come studio e libreria (in libera consultazione), ma è anche una residenza per altri artisti, uno spazio espositivo, una sede
per talk e presentazioni e altre attività più o meno definite.

Lorenzo Bacci

“Vorrei farci delle lezioni di yoga” – “Ci si potrebbe registrare un album” sono due delle frasi ascoltate dentro a BLU che, se non ancora uno studio di registrazione, al suono e alla musica ha dato molto spazio fin dalle sue prime settimane di vita con BLUE MONDAY, chiedendo a ospiti selezionati di lasciare una colonna sonora e un libro d’accompagnamento che definissero lo spazio per sette giorni. Poi, sessioni di ascolto e concerti, fino a sintonizzazioni con le onde gravitazionali insieme a Matteo Barsuglia, direttore di ricerca del CNRS di Parigi. Situato al piano interrato del palazzo di via Giuseppe Luosi 30, BLU vuole essere un luogo di possibilità, senza confini disciplinari e, idealmente, fisici, per sfondare il soffitto – e le pareti e le finestre e il pavimento – e ritrovare il suo stesso colore guardando il cielo.

Testo di Vittoria Caprotti

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   Lorenzo Bacci

   2. CHEZPLINIO

   Via Cortina D’Ampezzo, 1

In un suo libro, Aldo Busi ha scritto: “Io       sono rimasto vivo malgrado voi”. In via Cortina d’Ampezzo 14, in zona Corvetto, CHEZPLINIO rimane vivo
nonostante la vulgata (e la verità, pure, forse) su Milano, la città dove tutto è condannato alla concitazione e all’imbellettamento. Il nome dello spazio – dove lavorano anche alcuni degli artisti che hanno dato vita al progetto o che vi gravitano attorno – riprende quello di uno dei personaggi di Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, Plinio, appunto, che vorrebbe aprire un suo negozio – “chez plinio” – senza avere i soldi per farlo. Come spiegano quelli che CHEZPLINIO l’hanno fondato, “è un progetto fallimentare. Nato senza soldi e destinato a fallire presto” (ma, per fortuna, non prestissimo). La prima mostra nel magazzino che occupano – circondato
da officine rumorose e gente che traffica – ha inaugurato nel maggio del 2022. Dopo quasi quattro anni, oltre a quella, di mostre ce ne sono state “solo” altre quattro, in una programmazione temporalmente rilassata, ma concettualmente fittissima.
Conflitto, tensione, controllo, contraddizioni e potere sono le parole chiave che hanno segnato le cinque mostre di CHEZPLINIO.

Lorenzo Bacci

In un’intervista di qualche anno fa, gli Chezplini hanno spiegato che ci si preoccupa del futuro quando si è annoiati dal presente e loro, purtroppo o per fortuna, vivendo alla giornata, non si annoiano. Così, la programmazione si fa da sé – senza l’ansia costante di avere tutto pronto, tutto pieno, tutto sempre – e quando le cose funzionano senza averle sovra-ragionate, vuol dire che c’è del talento naturale.

Vittoria Caprotti

Lorenzo Bacci

3. GIOVANNI SCIBILIA

Zona Via Torino

Quella di Giovanni Scibilia è una vera e propria casa, dove lui vive con la sua famiglia – non uno spazio indipendente, non uno studio – e della famiglia fanno parte anche le opere che nel corso degli anni Giovanni ha acquistato o ricevuto in dono da artisti e artiste. Le opere fanno parte della famiglia perché (come spiega Giovanni) vengono portate nell’abitazione a partire da moti d’affetto e sincronicità destinate a rivelarsi più in là nel tempo – come quando stringi la mano alla persona con cui passerai la vita, ma al primo incontro non l’hai mica capito.

Lorenzo Bacci

Quella di Giovanni Scibilia è una casa, ma qualche anno fa è stata inaugurata come fosse una mostra, aprendo le porte a chi volesse vedere la sua collezione d’arte (“Però non sono un collezionista”, spiega sempre lui). Certe opere in questa casa ci stanno così bene che si sono trovate uno spazio proprio – è quello e non può essere un altro, come fratelli e sorelle che si spartiscono le camere in base alle proprie necessità, guardando gli uni ai metri quadri e le altre alla luminosità dell’ambiente. Si susseguono, così, interventi site-specific di Sauro Cardinali, Cecilia Mentasti e Luca Loreti che ha progettato uno degli armadi dell’abitazione. La figura incedente di Rossella Biscotti, immortalata durante una performance, protegge la camera da letto come un angelo-secondino del focolare e detta una legge artistico-compositiva: “Tutti gli altri lavori sono appesi in modo da essere allineati con l’orizzonte della fotografia”.

Lorenzo Bacci

“Che impressione ti fa questa casa?” è stato quel che mi ha chiesto Giovannila prima volta che ci ho messo piede. “C’è molto bianco”, è stata la mia risposta, perché, nonostante sia una vera e propria casa, anzi forse proprio per quello, la prima impressione è quasi quella di un white cube. Proprio per quello, dico, perché, come scriveva Brian O’Doherty parlando di questo spazio, lì – cioè qui, a casa di Giovanni Scibilia – “l’arte è libera di vivere la sua vita”.

Vittoria Caprotti

Lorenzo Bacci

4. OMUAUA LEGACY

Via Verona, 11

Omuamua Legacy è una piattaforma indipendente di produzione e ricerca artistica che si configura come ecosistema di coesistenza e sperimentazione. Sviluppato su una superficie di 270 m2, Omuamua Legacy si articola come un ibrido funzionale tra studio-magazzino e centro di ricerca, dove l’autonomia dei singoli artisti che ne fanno parte, ognuno con un’area dedicata, convive con uno spazio condiviso destinato a mostre temporanee, talk e sperimentazioni site-specific.

Lorenzo Bacci

Il cuore del progetto è creare un nucleo liminale, un “limbo” centrale che attiva dinamiche espositive informali e processuali. Qui le pratiche si incontrano e si contaminano spontaneamente: installazione, scultura, suono, ricerca scientifica e nuovi linguaggi convivono senza una gerarchia definita.

Lorenzo Bacci

L’identità dello spazio si riflette nel suo nome, di origine hawaiana (O-u-muamua), che evoca una suggestione quasi ancestrale: “messaggero da un lontano passato”. Scelto per la sua risonanza poetica e per quel senso di leggerezza esotica che accompagna ogni sua evocazione, il termine omaggia il primo oggetto interstellare rilevato nel 2017 dal sistema Pan-STARRS. «Omuamua Legacy non nasce per progettare un nuovo linguaggio, ma per permettergli di emergere spontaneamente. Credo profondamente nella creazione di terre di mezzo e porti franchi: spazi di confine che sfuggono alle definizioni rigide per diventare zone di puro confronto. È solo abitando questa incertezza, questa condizione di transito e di coesistenza orizzontale, che possiamo sperare di intercettare segnali extraterritoriali e dar vita a una pratica artistica capace di uscire davvero dagli schemi.»

— Luca Pozzi, co-fondatore

Lorenzo Bacci

Attualmente lo spazio riunisce un gruppo eterogeneo di artisti e ricercatori composto da: Luca Pozzi e Emanuele Resce (co-founder), insieme a Emanuele Caprioli, Alessandro Simonini, Sarah Brahim, Lucrezia Minerva, Camilla Gurgone, Mirko Canesi, Valentina Maggi e Diego Gelosi.

Anna Vittoria Magagna

Lorenzo Bacci

5. CONDOMINIO

Via Melchiorre Gioia, 41

 

CONDOMINIO è uno spazio di ricerca indipendente dedicato alla fotografia contemporanea e alla cultura dell’immagine, che opera come una piattaforma di sperimentazione e ricerca condivisa. Nato a Milano con l’obiettivo di offrire un contesto accessibile ai giovani autori, si sviluppa come luogo polifunzionale aperto a mostre, workshop, open call e momenti di confronto, senza una struttura gerarchica definita e con una forte vocazione collaborativa. La sua programmazione si muove tra esposizione, editoria e pratiche ibride, attivando un dialogo continuo tra fotografia, suono e installazione.

Lorenzo Bacci

«CONDOMINIO nasce dall’idea che la fotografia abbia bisogno di luoghi porosi, non istituzionali, dove le persone possano incontrarsi e costruire relazioni prima ancora che mostre. Più che uno spazio, è un dispositivo di scambio.»

— Matteo Garzonio, fondatore

Lorenzo Bacci

Il progetto si sviluppa attorno all’idea di comunità e prossimità: artisti emergenti convivono con autori più strutturati, mentre la dimensione espositiva si intreccia con quella narrativa. Le mostre spesso si attivano come ambienti installativi, dove immagini, suono e materiali editoriali coesistono. Questo approccio permette di intercettare nuove voci della fotografia contemporanea che si muovono anche al di fuori di un formato tradizionale, esplorando territori vicini alla performance, alla musica e alla cultura visiva espansa. CONDOMINIO diventa così un luogo in cui osservare pratiche in formazione: dummy fotografici che diventano pubblicazioni, progetti visivi che si trasformano in installazioni, collaborazioni spontanee tra artisti visivi e musicisti.

Anna Vittoria Magogna

Lorenzo Bacci

6. GATE 44

Via Privata Treviso, 21

Gate 44 è uno spazio indipendente dedicato alla stampa contemporanea che si configura come laboratorio di produzione e piattaforma di ricerca condivisa. Si tratta di un ambiente operativo in cui artisti, tecnici e curatori lavorano fianco a fianco, trasformando il processo di stampa in un momento di confronto e sperimentazione. Qui la tecnica non è mai fine a sé stessa, ma diventa strumento per sviluppare nuove possibilità espressive, mettendo in dialogo pratiche tradizionali e linguaggi contemporanei.

Lorenzo Bacci

Il fondatore di Gate 44 è Glen Lasio che insieme al master printer Gianluca Craca, ha avviato la stamperia e ne guida la parte tecnica. Gate 44 si fonda su una dimensione profondamente collaborativa: gli artisti sono accompagnati nella produzione, ma allo stesso tempo contribuiscono a ridefinire i limiti del medium. Serigrafia, incisione, litografia e tecniche ibride vengono utilizzate non solo per produrre opere, ma per attivare processi di ricerca. Il lavoro si sviluppa attraverso un tempo condiviso, spesso anche di residenza d’artista, con lo spazio per prove, errori e adattamenti.

«Ci interessa lavorare sulla stampa non come tecnica chiusa, ma come spazio di possibilità. Il laboratorio diventa un luogo di dialogo in cui l’artista può spingersi oltre il proprio linguaggio, mettendo in discussione il processo e aprendosi a risultati inattesi.»

– Glen Lasio, Fondatore

Lorenzo Bacci

Gate 44 si presenta quindi come un luogo in cui la stampa viene intesa come linguaggio espanso e dispositivo contemporaneo. Le residenze, i workshop e le collaborazioni attivate contribuiscono a costruire una comunità temporanea e internazionale, dove pratiche differenti si incontrano e si contaminano. 

Anna Vittoria Magagna

Lorenzo Bacci

Marta Orsola Sironi in conversazione con Vittoria Caprotti e Anna Vittoria Magagna

Vittoria Caprotti: Sembra, o forse è davvero così, che Milano sia sempre più esclusiva ed escludente. Che cosa significa avere degli spazi artistici indipendenti in un contesto come questo?

Marta Orsola Sironi: A mio avviso, oggi è fondamentale parlare di rete. In un momento in cui il modello della galleria tradizionale, nel mercato odierno, è sempre più in difficoltà, gli spazi indipendenti sono cruciali proprio perché riescono a creare sinergie e a lavorare insieme. Quello che fanno, più di tutto, è costruire comunità, mettere in relazione persone, pratiche, idee. Credo che sia proprio da qui che dobbiamo ripartire, da una dimensione più condivisa e collaborativa del sistema.

Vittoria Caprotti: Tra gli spazi indipendenti cittadini c’è una grande varietà: piattaforme messe a disposizione degli artisti, spazi-studio, realtà con una programmazione fitta, altre che si prendono tempi più rilassati. La forza di questa rete sta anche in questa molteplicità?

Marta Orsola Sironi: Sì, assolutamente. La forza sta proprio nella molteplicità, nella possibilità di esplorare ambiti di ricerca molto diversi tra loro. Gli spazi indipendenti hanno una libertà che permette di sperimentare e di intercettare pratiche emergenti. In questo senso, sono fondamentali anche per le gallerie che dovrebbero guardarli con più attenzione, perché possono offrire uno sguardo più aperto su quelli che potrebbero essere gli artisti del futuro.

Anna Vittoria Magagna: French Place nasce come piattaforma ibrida tra galleria, residenze e programma pubblico. Cosa ti ha spinto ad aprire questo spazio a Milano e quale comunità volevi attivare?

Marta Orsola Sironi: French Place è un’organizzazione artistica, un incubatore di pratiche contemporanee.  Agisce come una proto-istituzione, a metà tra una fondazione e una galleria, che possa sostenere la sperimentazione e creare spazio per lo scambio e la collaborazione. Il progetto nasce a Londra come spazio indipendente, con l’idea di mettere in dialogo artisti, gallerie e pubblico. Nel tempo si è formata una comunità molto forte, unita dalla curiosità e da una convinzione condivisa, quella che sia fondamentale sostenere artisti e operatori culturali attraverso il confronto e la collaborazione. L’apertura a Milano è un’evoluzione naturale di questo percorso. Volevo portare questa energia in un nuovo contesto, mantenendo però una continuità con le origini del progetto. Qui l’obiettivo è creare uno spazio di relazione e di ricerca, dove gli artisti possano sperimentare con fiducia e il pubblico possa avvicinarsi alle opere in modo aperto, senza letture imposte.
Più che un luogo espositivo, mi interessa costruire un ambiente in cui possano nascere conversazioni e connessioni reali tra discipline e comunità diverse.

Vittoria Caprotti: Proprio tu hai da poco aperto la tua galleria, French Place. Nelle vesti di gallerista, come ti rapporti agli spazi indipendenti?

Marta Orsola Sironi: Io arrivo dal mondo degli spazi indipendenti, con co_atto a Milano, e ne sono molto fiera. Ci sono colleghi galleristi che a volte non sanno se dirlo apertamente di essere passati dagli spazi indipendenti, mentre per me è qualcosa che va assolutamente comunicato: è un punto di forza. Ora passo le giornate in galleria, ma vorrei uscire e girare tra le realtà di Milano e non solo, per essere sempre aggiornata su cosa succede.

Anna Vittoria Magagna: Come mai hai deciso di fondare a Milano una fiera ibrida come MEGA, lontana dal formato tradizionale, e dopo le prime edizioni come hai visto evolversi il progetto? Cosa ti aspetti dalla terza edizione del 2026?

Marta Orsola Sironi: All’inizio chiamarla “fiera” è stato quasi un gesto spontaneo, nato un po’ per caso. Poi però l’idea ci è cresciuta tra le nostre mani ed è diventata qualcosa di molto più. MEGA nasce nel 2023 con la volontà di proporre un’alternativa al formato tradizionale: non una somma di stand commerciali, ma un percorso curatoriale in cui le opere possano dialogare tra loro e con il contesto. Col tempo si è trasformata sempre di più in un hub sociale e culturale, dove alla mostra si affianca un programma pubblico fatto di talk, performance, musica, momenti di incontro. È uno spazio vivo, in cui l’arte si intreccia con le persone. Un aspetto importante è anche il suo carattere nomade: ogni edizione occupa un luogo diverso della città, spesso spazi industriali che vengono riattivati temporaneamente. Questo permette di creare connessioni nuove con Milano e con i suoi quartieri.
Per il 2026 ci sarà un’ulteriore evoluzione: la fiera durerà dieci giorni e attraverserà sia l’Art Week sia la Design Week. Non è un cambio di identità, ma un modo per ampliare il dialogo e dare più tempo alle relazioni di svilupparsi.

Anna Vittoria Magagna: French Place e MEGA sembrano condividere l’idea di creare contesti di incontro più che semplici spazi espositivi. In che modo questi due progetti dialogano tra loro?

Marta Orsola Sironi: Sì, dialogano sicuramente, perché nascono dalla stessa idea di fondo: dare valore a uno spazio e a ciò che può generare.
Quando hai uno spazio, non è mai qualcosa di scontato, devi attivarlo, dargli un senso, portarlo al massimo delle sue possibilità. French Place e MEGA condividono questa visione e in alcuni momenti si intrecciano, però per me è importante che restino anche due progetti autonomi. Ci tengo che abbiano due vite parallele, ognuno con il proprio tempo, il proprio ritmo e il proprio spazio di crescita. 

Glances Over Milano

MEGA Art Fair 2026

Testi di:

Vittoria Caprotti

Anna Vittoria Magagna

Foto di:

Lorenzo Bacci

Partners:

PLUS S.R.L, MEGA Art Fair

Biografie
RITRATTO VITTORIA CAPROTTI (1)
VITTORIA CAPROTTI

Vittoria Caprotti (Voghera, 1998) ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera e l’Università Cattolica di Milano laureandosi in Storia dell’Arte medievale. È responsabile della Comunicazione di Casa Testori, per cui coordina anche mostre ed eventi, ed è redattrice per Artribune. Incidentalmente, scrive anche testi per mostre e cataloghi di amici artisti.

RITRATTO ANNA VITTORIA MAGAGNA (2)
ANNA VITTORIA MAGAGNA

Anna Vittoria Magagna (Narni, 1994) è curatrice e ricercatrice nel campo dell’arte contemporanea. Ha collaborato con gallerie e istituzioni attive nella produzione e promozione artistica. Si interessa ad arte emergente, pratiche installative e contesti sperimentali. Le sue ricerche indagano il ruolo sociale dell’arte e nuove forme ibride.

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LORENZO BACCI

Lorenzo Bacci (Grosseto, 1989) è un fotografo e artista visivo con base a Milano, la cui pratica interdisciplinare si estende oltre i confini dell’immagine per interrogare la natura della rappresentazione. Il suo lavoro si fonda su una metodologia collaborativa che crea uno spazio di indagine reciproca e di critica auto-riflessiva. Nel 2019 ha cofondato il duo artistico Bacci | Moriniello, il cui lavoro indaga l’intricata relazione tra esseri umani e tecnologia, concentrandosi su come i sistemi automatizzati e le infrastrutture digitali plasmino la percezione umana.

 
MEGA ART FAIR

MEGA Art Fair è una nuova e rivoluzionaria mostra e fiera d’arte contemporanea a Milano. Rappresenta un’esperienza e un luogo di incontro, un modo diverso di relazionarsi all’arte nel suo significato più autentico. Le opere all’interno della fiera vengono presentate come una mostra curata, affiancata da un programma dinamico di performance, eventi e incontri.

www.megaartfair.com

PLUSRL.COM

Agenzia creativa con sede a Milano che opera al
confine tra arte, design e comunicazione. Dal 2017
connette aziende e creativi per dar vita a progetti ad alto impatto culturale e narrativo. Con un’attitudine sartoriale e un approccio
multidisciplinare, PLUSRL. COM sviluppa esperienze dove contenuto, forma e relazione si fondono.


www.plusrl.com