Colombina Reloaded. Metamorofosi Veneziana
Matteo Attruia, Kyle Meyer, Stefania Serio

PH: Massimiliano Tuveri

Il progetto

Colombina Reloaded – metamorfosi veneziana segna l’inizio di un nuovo percorso per The Art Society: un modo diverso di immaginare il rapporto tra arte, architettura e spazio abitativo.

Sabato 31 gennaio, a Venezia, The Art Society ha inaugurato una mostra site-specific che nasce all’interno di un appartamento reale, in una fase di sospensione che precede l’inizio del cantiere vero e proprio.

Un tempo liminare, spesso invisibile, che qui diventa invece occasione di apertura, ascolto e cura.

L’acquisto dell’immobile e la sua futura disponibilità sul mercato, dopo la ristrutturazione firmata dall’architetto Luca De Bona, hanno trovato, in questo intervallo, una possibilità alternativa: trasformare l’attesa in spazio di ricerca.

PH: Massimiliano Tuveri

Il luogo

Prima che il progetto architettonico prenda forma definitiva, la casa di Calle Colombina si offre come luogo di sperimentazione artistica, sottraendosi alle logiche del  valore al metro quadro.

A cura di Lucia Longhi, la mostra ha coinvolto i tre artisti chiamandoli a lavorare instaurando un dialogo rispettoso con lo spazio e con la sua memoria.

Le opere non occupano la casa, ma la attraversano. Non la definiscono, ma la ascoltano. In questo contesto, il valore al metro quadro lascia spazio a un valore più profondo: quello della relazione, del tempo, del rispetto.

Colombina Reloaded non è solo una mostra, ma una dichiarazione di intenti.
Per The Art Society rappresenta il primo passo verso un modello in cui arte e immobiliare non si incontrano a posteriori, come decorazione, ma convivono fin dall’inizio del processo. Un approccio che considera l’abitare come gesto culturale e la trasformazione come atto di cura, non di cancellazione.

PH: Massimiliano Tuveri

Gli artisti

Tre artisti veneziani d’adozione – Stefania Serio, Kyle Meyer e Matteo Attruia – entrano in dialogo diretto con le stanze e con le tracce lasciate da chi le ha abitate. La cucina, la camera da letto, le superfici stesse dell’abitazione diventano dispositivi narrativi, attivati da interventi intimi, essenziali, profondamente legati all’esperienza personale degli artisti. Ne nasce un percorso che parla di memoria, desiderio, identità e necessità, in cui l’arte non occupa lo spazio, ma lo ascolta.

Da sinistra: Da un malchiuso portone; Si mostrano; Le trombe d'oro della solarità; Atto di abbandono, Stefania Serio, ph Massimiliano Tuveri.

Stefania Serio ha osservato la casa come luogo testimone dei passaggi della vita dell’individuo. Nella cucina di Casa Colombina, per lei le dinamiche familiari assumono una dimensione conviviale, e il cibo parla della nostra evoluzione: dai pasti semplici dell’infanzia a quelli sregolati della vita adulta.

Da sinistra: Hovering in the Afterimage of Desire; Through the Ether, Kyle Meyer, ph Massimiliano Tuveri.

Kyle Meyer ha abitato la casa, giorno dopo giorno, per settimane: ne ha ascoltato la voce e catturato i segni del passato e della imminente trasformazione, condizione anche personale. Radicato da poco a Venezia, Meyer porta l’esperienza dello sradicamento e dell’approdo in un nuovo luogo: il cambiamento, e ciò che del sé autentico permane, è la materia del suo intervento.

All i need is all, Matteo Attruia, ph Massimiliano Tuveri.

Matteo Attruia realizza un intervento personale incisivo eppure effimero. In un momento di cambiamento personale, vive l’abitare come una necessità reale. Il suo gesto dunque parla di urgenza e verità: la casa non come lusso, bensì condizione essenziale dell’esistenza e dell’evoluzione. Attruia tuttavia non riempie lo spazio, al contrario lo lascia – apparentemente – vuoto: una grande scritta che si ripete in loop avvolge chi entra, come una voce che ripete un mantra: “all I need is all I need is…” – incisa sui muri, scavata come a voler far parlare la stanza.

All i need is all, Matteo Attruia, ph Massimiliano Tuveri.

La mostra apre il 31 gennaio 2026, e sarà visitabile fino al 1 marzo 2026, il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:00, e su appuntamento negli altri giorni.  

Lo spazio è privato e all’interno di un condominio, l’indirizzo verrà comunicato solo su registrazione.

Da sinistra: Hovering in the Afterimage of Desire; Through the Ether; Blind Relic of Slipping light, Kyle Meyer, ph Massimiliano Tuveri.

I PROTAGONISTI

Date: 31 gennaio – 1 marzo 2026
Inaugurazione: 31 gennaio e 1 febbraio 2026
Orari: sabato–domenica | 10:00–18:00; altri giorni su richiesta
Modalità: visita su appuntamento | spazio privato in condominio (indirizzo su registrazione)
Sestriere: Cannaregio
Calle: Colombina
Contatti: info@theartsociety.club

PRESS KIT

LUCIA LONGHI
Lucia Longhi, di base a Venezia, è curatrice indipendente, art advisor e editor con 15 anni di esperienza nel sistema internazionale dell’arte contemporanea, spaziando dalla curatela di mostre alla produzione editoriale e all’organizzazione di progetti culturali. Ha svolto ruoli direttivi e di consulenza presso gallerie private, musei, fiere e istituzioni internazionali, tra cui WENTRUP Venezia, Galerie Mazzoli Berlin, Fondazione Benetton Imago Mundi, Padiglione Singapore 58ª Biennale di Venezia, SPARK Fair e Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Scrive per cataloghi e magazine d’arte internazionali. Nel 2021 ha fondato The Language of the Sea, residenza artistica in barca a vela nel Mediterraneo.
LUCA DE BONA
Luca De Bona è architetto, specializzato nei settori del design e della museografia. Ha frequentato master e corsi di alta formazione al Politecnico di Milano, allo IED di Firenze, alla Lighting Academy, all’Università Cà Foscari di Venezia. Dopo aver collaborato con importanti studi di architettura a Venezia, Madrid e Milano, specializzandosi nei settori entertainment, ricettivo, museografico e retail, nel 2010 apre il suo studio con sede in Padova e Milano. E’ parte dello duo DEBONADEMEO fondato nel 2013 con il product designer Dario De Meo. Oltre a sviluppare progetti architettonici per clienti privati o pubblici, a ideare oggetti e furniture per ditte italiane ed estere, a curare la direzione artistica di enti e aziende, opera da freelance con prestigiose istituzioni, tra cui la Biennale di Venezia, il Museo Canova di Possagno, la François Pinault Foundation, la Venice Design Week, lo IED di Venezia, l’Accademia di Belle Arti di Verona e lo IAAD di Bologna
MATTEO ATTRUIA
Matteo Attruia (Pordenone, 1973) ha un rapporto consolidato con Venezia, dove ha preso parte a numerose mostre, progetti e interventi site-specific, sostenuti da gallerie private e istituzioni. La sua pratica decostruisce il convenzionale e invita a interrogarsi sul senso di parole, oggetti e segni. Il suo lavoro si serve di tanti mezzi espressivi – fotografia, scrittura, neon – ed è concepito come un dispositivo aperto, in cui gesto, materia e linguaggio si intrecciano, generando cortocircuiti di significato. Le sue opere invitano a riscrivere il senso del quotidiano, spesso attraverso l’ironia. Il suo lavoro é stato esposto tra gli altri, all’Istituto Italiano di Cultura di Praga, MLZ Art Dep (Trieste), TRA Treviso, Museo Revoltella (Trieste) e Dolomiti Contemporanee.
KYLE MEYER
Kyle Meyer (Ohio, 1985), artista newyorkese di base a Venezia, sviluppa una pratica che nasce dalla fotografia e si espande nella tintura dei tessuti. Intrecciando, sia fisicamente che concettualmente, questi due linguaggi, e ponendo spesso al centro del lavoro la figura umana, crea un mezzo espressivo che permette di indagare intimità, identità, dinamiche sociali e memoria. La transitorietà di paesaggi, strutture e persone è motivo di riflessione sull’impatto del capitalismo sulle identità culturali, trasformando la materia artistica in testimonianza di storie, perdite e metamorfosi.
STEFANIA SERIO
Stefania Serio (Conegliano, 1997) è una giovane pittrice di base a Venezia la cui pratica è sospesa tra astrazione e figurazione. La sua pittura nasce da un gesto libero, radicato nel quotidiano e attivato dalla matericità del cibo. Attraverso stratificazioni di segni e colori, rielabora la realtà trasformandola in un lessico evocativo, aprendo quindi la superficie a possibilità figurative in evoluzione. Il cibo è matrice formale ma anche stimolo concettuale, che attiva riflessioni sulla sua dimensione affettiva, conviviale e domestica e la sua forza conviviale. A Venezia ha preso parte ed esposto a ExtraOrdinario Workshop e  L’estetica del gusto presso Alessandro Borghese – Il lusso della semplicità, Casinò di Venezia. La sua seconda personale è in corso presso Galleria dell’Eremo (TV).